Se l’Italia sfrutterà pienamente i fondi del Dispositivo europeo per la ripresa e resilienza trarrà importanti benefici economici.
Nell’ultimo bollettino economico pubblicato dalla BCE lo scorso 7 gennaio vengono illustrate alcune previsioni sull’impatto del Dispositivo europeo per la ripresa e resilienza (RRF) sui conti europei. I dati riprendono i contenuti di uno studio congiunto effettuato lo scorso dicembre 2024 dalla BCE e dalle banche centrali nazionali dei Paesi membri.
Secondo tale rapporto, dei 724 miliardi di euro stanziati per il RRF, gli Stati membri dell’UE hanno richiesto circa 650 miliardi di euro, di cui 532 miliardi (pari all’82% del totale) destinati all’area euro. Di questi, infine, si stima che saranno 486 i miliardi che saranno effettivamente spesi entro il 2026.
Nel bollettino, inoltre, si fa particolare riferimento all’Italia e alla Spagna, i due Stati Ue destinatari della maggiore quota dei fondi del Next Generation Ue. E il focus è sull’impatto del PNRR sul Pil e sul debito pubblico.
Vediamo i risultati che riguardano il nostro Paese.
Crescita del Pil prevista in Italia
Le stime indicano che, entro il 2026, il Dispositivo europeo per la ripresa e resilienza del NextGenerationEU potrebbe far crescere il Pil del nostro Paese dell’1,9%, rispetto a uno scenario senza programma, e fino all’1,5 al 2031. Si tratta di un effetto significativamente maggiore rispetto alla media europea (0,4-0,9%) e che tiene conto soltanto degli stimoli fiscali. Non sono stati misurati, infatti, gli impatti derivanti dall’introduzione di riforme strutturali.
Tuttavia, il pieno assorbimento dei fondi e l’introduzione di riforme “di valore” sono essenziale per massimizzare questo impatto. Attualmente, l’Italia è settima nella graduatoria europea sulle riforme già implementate (con una percentuale di circa il 50% di quelle previste) e seconda, invece, sul piano degli investimenti (con un 40% avviato sul totale).
Riduzione del debito pubblico grazie al PNRR
L’Italia dovrebbe beneficiare anche di una riduzione del rapporto debito/PIL di circa 7-8 punti percentuali entro il 2031, grazie all’aumento del PIL nominale e al miglioramento della qualità delle finanze pubbliche. Questo effetto è attribuibile sia agli stimoli fiscali derivanti dal PNRR, che alla riduzione dello spread e degli interessi gravanti sulle casse dello Stato.
Dunque, il successo del PNRR e della bontà delle stime dipenderanno dalla capacità di accelerare l’attuazione dei progetti e l’implementazione di riforme strutturali ed efficaci.
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