Via libera dalla Commissione UE. Si attende l’ok del Consiglio dell’Unione europea. Introdotte facility per non perdere i fondi.
Il 4 novembre scorso è arrivato il parere positivo della Commissione europea sulla sesta, e ultima, revisione del PNRR. Entro fine novembre dovrà arrivare anche il via libera definitivo dal Consiglio dell’Unione europea (anche se un’ipotesi di calendario prevedeva la discussione già nel corso dell’Ecofin di oggi).
La proposta di revisione, la cui bozza è stata presentata alla Commissione UE il 26 settembre scorso e la proposta ufficiale il successivo 10 ottobre 2025, prevede la modifica di 173 misure per un valore complessivo di 14 miliardi di euro, pari al 7,3% circa della dotazione totale di 194,4 miliardi di euro.
Se la revisione dovesse passare, le risorse finanziarie complessive resterebbero invariate: 71,8 miliardi di euro a fondo perduto e 122,6 miliardi di euro in prestiti per un totale, appunto, di 194,4 miliardi di euro. Si modificano leggermente, invece, gli equilibri tra le priorità strategiche del piano: la quota verde diminuisce dal 39,5% al 37,1%, mentre la quota digitale cresce dal 25,5% al 26,5%.
L’obiettivo è quello di semplificare il più possibile la fase finale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e di evitare di perdere fondi trasferendo alcuni programmi in capo a veicoli finanziari ad hoc.
Lo stato dell’arte del PNRR
È stato lo stesso Ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, a dichiarare l’obiettivo della sesta revisione del PNRR a margine del suo intervento all’ultima Cabina di regia: “Semplificare al massimo la fase finale del Piano, eliminando tutti quegli ostacoli burocratici che in passato hanno rallentato le operazioni con l’intento di garantire la massima efficienza e accelerare il raggiungimento dei risultati”.
Ma a che punto siamo? L’Italia ha centrato finora 334 obiettivi (tra milestones e target) sui 614 totali, pari al 54,4% (percentuale più alta rispetto alla media UE del 38%). E a fronte di ciò ha già incassato finora sette rate, per un totale di 140 miliardi di euro, pari al 72% della dotazione totale. A tali risorse vanno poi aggiunti altri 12,8 miliardi di euro dell’ottava rata richiesta alla Commissione europea il 30 giugno scorso.
La spesa validata attraverso il sistema di monitoraggio ReGiS, però, ammonta a 86 miliardi di euro, a cui si aggiungono ulteriori 8,6 miliardi relativi a strumenti finanziari che non servono direttamente per realizzare i progetti, ma per favorirne l’attuazione.
Sul fronte progetti, infine, ne sono stati previsti 447.065. Più nel dettaglio, 294.597 progetti sono stati conclusi, 28.128 sono in fase di ultimazione e 106.214 sono in fase di esecuzione. Insieme rappresentano il 94% dei progetti complessivi.

Lo strumento delle facility per completare il PNRR
Circa 20 miliardi di euro del Piano saranno gestiti tramite veicoli finanziari specificamente progettati per gestire i fondi PNRR oltre la scadenza del giugno 2026. Si tratta di strumenti finanziari gestiti da intermediari, come Cassa Depositi e Prestiti e Invitalia, che operano attraverso accordi finanziari finalizzati alla conclusione dei progetti PNRR.
Sono principalmente quattro gli strumenti previsti nella revisione e riguardano:
- Agri-Solar Park: misura per favorire l’autoproduzione energetica nelle aziende agricole, consentendo agli imprenditori agricoli di installare impianti fotovoltaici grazie ad agevolazioni finanziarie;
- Studentati: programma che prevede la realizzazione di 60mila nuovi alloggi totali per gli studenti universitari e per il quale Cassa Depositi e Prestiti è già al lavoro con un ruolo di consulenza;
- Piano Italia a 1 Giga: misura che punta a portare la banda ultralarga nelle cosiddette aree grigie e a fallimento di mercato, data la difficoltà dei privati ad investire nei territori;
- Risorse idriche: programmi per potenziare le infrastrutture idriche nazionali con particolare attenzione alla sicurezza idrica e alla resilienza ai cambiamenti climatici.
Le caratteristiche delle nuove facility saranno, però, precisate in un successivo provvedimento, sul quale i tecnici del ministro per gli Affari europei Tommaso Foti stanno già lavorando, e che dovrebbe essere emanato una volta ottenuto il via libera ufficiale alla revisione.
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